Arte e scritture in atto
Arte e scritture in atto è il quarto seminario intensivo e gratuito di Aperto, il programma di alta formazione promosso dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
Ideato e curato da Giorgina Bertolino e Vittoria Martini, storiche dell’arte e docenti di Scrittura per l’arte nell’ambito del corso di studi e pratiche curatoriali Campo, il seminario è basato sull’esperienza didattica maturata in oltre un decennio di insegnamento condiviso.
Arte e scritture in atto si prefigge di affrontare, approfondire e discutere la pratica della scrittura intesa come strumento in evoluzione, all’incrocio tra produzione storiografica, critica, teorica e artistica. Il seminario è focalizzato sulle forme ibride e sperimentali dei testi d’arte, quelli che interrogano e infrangono i confini tra saggistica, narrativa, poesia, performance e mobilitano i canoni accademici, le formule sedimentate della scrittura artistica e le logiche patriarcali che permeano il linguaggio.
Arte e scritture in atto esplora la scrittura d’arte come pratica e come medium, a partire dalle posizioni, dalle progettualità e dai testi di autorǝ che si sono misuratǝ con i temi della prima persona, del rapporto tra scrittura, vita, affetti, della narrazione, del potere inventivo, prefigurativo e politico della lingua.
Arte e scritture in atto si rivolge a scrittorǝ, artistǝ, curatorǝ, ricercatorǝ; a chi ha appena cominciato ad accostarsi alla scrittura d’arte e a chi la utilizza da tempo per lavoro; a chi cerca nuovi spunti, spazi e stili d’espressione; a chi desidera misurarsi con modelli sperimentali e con la storia della scrittura d’arte.
Il seminario si svolgerà dal 23 al 26 ottobre a Torino e avrà la sua principale sede nelle sale della Biblioteca civica Alberto Geisser, uno degli snodi del Circuito delle Biblioteche civiche torinesi. Due sessioni avranno luogo negli spazi di Archivio Tipografico e di Pressato Coffee & Books.
Storica dell’arte indipendente, insegno scrittura e storia dell’arte contemporanea a CAMPO, il corso di studi e pratiche curatoriali che ho contribuito a progettare nel 2012 in Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La scrittura è per me esercizio di intensità e di riflessione, una forma di relazione che evoca la presenza di chi leggerà il testo. Penso al testo come uno spazio, talvolta come un tessuto di parole simile a un arazzo, secondo l’immagine di Antonia S. Byatt, altre come un luogo intricato che ha bisogno di radure, di posti in cui sostare. Nelle storie di artistə, personalità, intellettuali, musei e istituzioni del ‘900, la mia scrittura nasce dalle ricerche in archivio, dall’incontro con documenti, carteggi, fotografie, inventari, calligrafie, misurandosi con norme, lacune, amnesie. Gli scritti che ne derivano, sono l’esito di una mediazione tra il registro informativo e quello biografico-narrativo, tra immaginazione e fonti documentarie, citazioni, note e bibliografie. Amo “inventare intrecci”, secondo un approccio appreso dalla storica femminista Anna Bravo, che ho sperimentato nel saggio Discipline e dissidenze. Progetti, discorsi e scritture sull’arte: un intreccio tra anni ’60 e ’70 (Fuori, Quadriennale d’arte, Roma 2020). Per trovare la mia voce, ho attinto, fuori dal perimetro della disciplina, dalla letteratura, dal lavoro delle storiche e dalle teorie femministe. Ho scritto con continuità di Felice Casorati, Nella Marchesini, Pinot Gallizio (come autrice dei loro cataloghi generali), di Carlo Levi, Carla Lonzi, Eugenio Battisti.
Lucrezia Calabrò Visconti è una curatrice e autrice. Il suo rapporto con la scrittura passa attraverso la sua pratica curatoriale, della quale è parte integrante e costitutiva. Nelle diverse forme in cui affianca la curatela (il saggio, gli apparati di mediazione, il testo critico, il racconto), la scrittura non ha per lei una funzione didascalica, bensì strutturale: costruisce forme di pensiero che abitano l’oggetto che accompagnano, lasciandosi a loro volta plasmare da esso, in uno scambio reciproco. Impiega la scrittura come terreno vivo di negoziazione, dove i protocolli dell’istituzione e le abitudini del discorso sono perimetri lungo i quali testare forme di narrazione che spesso li eccedono. Lucrezia Calabrò Visconti si è formata in arti visive, curatela e teoria critica della società. La sua ricerca incrocia frequentemente pratiche femministe e radicali. Dal 2022 è capo curatrice della Pinacoteca Agnelli di Torino, dove ha co-curato mostre monografiche quali Lee Lozano. Strike e Sylvie Fleury. Turn Me On, e curato nuove commissioni ad artiste quali Lucy McKenzie, Dominique Gonzalez-Foerster, Cally Spooner tra le altre. Ha curato mostre e progetti in istituzioni museali internazionali, pubblicato i suoi testi in diversi volumi e tiene lezioni in Italia e all’estero. È co-fondatrice e vice-presidente di AWI – Art Workers Italia.
Giulia Crispiani è artista e scrittrice. Scrive di getto come faceva al liceo, ma con la differenza che oggi rispetta il ritmo della sua voce per facilitare la lettura. Quando condivide un testo, non è più suo. Scrive lettere d’amore e preghiere politiche (collettive e non), è precaria e molto arrabbiata e prova a incanalare movimenti tumultuosi e pensieri rivoluzionari di femminismi, anarchie, magia e teoria nera. Si immagina la caduta degli imperi e la libertà di tutte. L’erotismo per lei significa stare nel mondo con tutti i sensi e quello che prova a fare è fissare le mille sfumature di che cosa può voler dire amare che secondo lei è un po’ come cercare di disegnare le nuvole. Preferisce i formati anti-saggistici anche se considera la bibliografia un oggetto prezioso. Collabora come editor e traduttrice, tra le altre, con la redazione di Nero Editions. Il suo lavoro è stato presentato a Centrale Fies, Dro; Short Theatre, Roma; MACRO, Roma; Quadriennale di Roma 2020; FramerFramed, Amsterdam. È autrice di Incontri in luoghi straordinari / Meeting at remarkable places (Nero Editions 2020), What if Every Farewell Would Be Followed by a Love Letter (Union Editions 2020), What if I can’t say goodbye (Union Editions 2021) e co-autrice di Gham/Tristezza/Sorrow (Oreri 2021). Vive e lavora a Roma.
Sono una storica dell’arte, insegno scrittura e storia delle mostre a Campo, il corso di studi e pratiche curatoriali della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Ho conseguito un dottorato di ricerca, ma è stato disimparando i canoni accademici che ho capito che la scrittura storico-artistica è il mio spazio di espressione. Mi piace che al centro ci sia l’argomento e che sia il modo in cui lo guardo che mi permette di esprimere il posizionamento intellettuale. Le parole sono materiale concreto e scrivere per me è partecipazione civile e politica (The Giardini: Status of the Property, in Maria Eichhorn. Relocating a Structure, 2022). Credo che le parole abbiano il potere di rendere reale ciò che non esiste ancora e quindi di trasformare la realtà (La politica dell’immaginazione: l’immaginale come pratica artistica, in Ludovica Carbotta. Very Well, on My Own, 2024). Cerco di scrivere con un linguaggio accessibile perché vorrei che chiunque legga i miei testi senta di far parte di ciò che racconto. Scrivere per me è condividere, convinta che l’arte e la storia siano strumenti critici potentissimi per leggere la contemporaneità. Mi interessano le politiche delle istituzioni di cultura per immaginarne altre che possano rispondere alle necessità contemporanee (The Responsability of a Cultural Institution. The Venice Biennale must meet its own history, Neroeditions 2024). La forma diaristica fa parte della mia natura ed è diventata scrittura storico-artistica nel libro Thomas Hirschhorn: The Bijlmer Spinoza-Festival. The Ambassador’s Diary (Hatje Cantz, 2023).
Noura Tafeche è un’artista visiva, ricercatrice indipendente e onomaturga. Si è laureata in Nuove Tecnologie per l’Arte all’Accademia di Brera, con un particolare focus sul campo del net.art e dell’intrattenimento radicale. Il suo percorso artistico si sviluppa attraverso metodi e pratiche laboratoriali, video, installazioni, onomaturgia e disegno in miniatura.Le sue aree di ricerca approfondiscono lo studio dei fenomeni legati alle culture visuali online, all’estetizzazione della violenza sulle piattaforme digitali, alla sperimentazione linguistica e alla rappresentazione visiva dell’immaginario speculativo. È attualmente impegnata a portare avanti “The Kawayoku Inception”, progetto artistico transmediale basato sull’archiviazione, documentazione e pratica laboratoriale legata alle implicazioni politiche ed estetiche della cultura della cuteness in relazione allo sviluppo digitale della propaganda bellica contemporanea. Parallelamente cura il ciclo di laboratori sperimentali di onomaturgia “NUOVA BOZZA” da lei ideato, rivolto alla comunità di persone pluaffinenti, ossia la generazione figlia di migrazioni e diaspore in Italia perché questa si riappropri del linguaggio per inventare nuove parole per meglio esprimere la propria esperienza e il proprio posizionamento politico, relazionale e culturale.
Khadim Loum è nato a Dakar nel settembre 1992, dove ha trascorso la sua infanzia e adolescenza fino al 2009, anno in cui si è trasferito in Italia per riunirsi con suo padre e suo fratello. Attualmente vive a Milano. Nel 2018, Khadim ha co-fondato Pleazer Mob, un marchio di streetwear che si distingue per la sua capacità di unire moda e valori sociali, mirando a coinvolgere una comunità crescente di giovani con interessi e passioni diverse. Nel 2022, ha co-fondato NettaliHshouma, una serie di incontri settimanali dedicati a temi socialmente rilevanti come ambiente, razzismo, classismo, sessismo, omotransfobia e attivismo radicale. Questi incontri offrono una piattaforma per dialoghi partecipativi, stimolando la crescita di nuove relazioni e facilitando il networking tra individui e collettivi. Ogni martedì, esperti guidano i partecipanti attraverso le sfide e le opportunità legate a ciascun tema, promuovendo la comprensione delle complessità e l’emergere di storie e metodi per formulare domande e cercare risposte. Nel 2023, insieme a Noura Tafeche, co-cura NUOVA BOZZA, un laboratorio di onomaturgia che mira a stimolare riflessioni condivise e adottare metodi partecipativi per la coniazione di nuovi termini. Il laboratorio e la pubblicazione cartacea prodotta come restituzione del percorso, ha affrontato i temi dell’uso critico di anglicismi nel lessico italofono, analizzando il loro impatto sul discorso politico e identitario nelle lotte sociali contemporanee in Italia.
Insegno storia dell’arte storia contemporanea femminista e queer alla University of Sussex, dove sono anche affiliato al Centre for the Study of Sexual Dissidence. Dopo aver studiato a Roma e a Utrecht, alla School of Women’s Studies, ho conseguito un dottorato di ricerca a Leeds dove mi sono specializzato su questioni di genere e sessualità. Nella mia ricerca mi occupo principalmente del rapporto tra sentimenti, affetti ed emozioni nella storia delle scritture d’arte, dentro e fuori dalla storia dell’arte come disciplina accademica. Ci sono tre concetti su cui ritorno spesso nella mia scrittura: empatia, entusiasmo e risonanza, ma anche il ruolo della voce per scardinare la fissità dello sguardo. Mi interessa molto il modo in cui la scrittura può funzionare come una possibilità di incontro tra corpi e opere, ma anche come mezzo per trasformare le relazioni tra persone, reali ed immaginarie. In questa direzione, ho appena finito un progetto di ricerca sulla storia dell’empatia in rapporto alle pratiche di embodiment tra fine ottocento e primi del novecento, e sto terminando un libro intitolato A Feeling for Form: Art History and the Politics of Affect c.1900. Ho scritto diversi saggi su Carla Lonzi, e sul modo in cui l’utilizzo del registratore trasforma il soggetto parlante nel contesto del femminismo italiano. Ho curato con Giovanna Zapperi il volume Art and Feminism in Postwar Italy. The Legacy of Carla Lonzi (Bloomsbury, 2020), e nel 2012 ho curato un numero speciale della rivista parallax dedicato alle estetiche e politiche dell’entusiasmo.