Storica dell’arte indipendente, insegno scrittura e storia dell’arte contemporanea a CAMPO, il corso di studi e pratiche curatoriali che ho contribuito a progettare nel 2012 in Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. La scrittura è per me esercizio di intensità e di riflessione, una forma di relazione che evoca la presenza di chi leggerà il testo. Penso al testo come uno spazio, talvolta come un tessuto di parole simile a un arazzo, secondo l’immagine di Antonia S. Byatt, altre come un luogo intricato che ha bisogno di radure, di posti in cui sostare. Nelle storie di artistə, personalità, intellettuali, musei e istituzioni del ‘900, la mia scrittura nasce dalle ricerche in archivio, dall’incontro con documenti, carteggi, fotografie, inventari, calligrafie, misurandosi con norme, lacune, amnesie. Gli scritti che ne derivano, sono l’esito di una mediazione tra il registro informativo e quello biografico-narrativo, tra immaginazione e fonti documentarie, citazioni, note e bibliografie. Amo “inventare intrecci”, secondo un approccio appreso dalla storica femminista Anna Bravo, che ho sperimentato nel saggio Discipline e dissidenze. Progetti, discorsi e scritture sull’arte: un intreccio tra anni ’60 e ’70 (Fuori, Quadriennale d’arte, Roma 2020). Per trovare la mia voce, ho attinto, fuori dal perimetro della disciplina, dalla letteratura, dal lavoro delle storiche e dalle teorie femministe. Ho scritto con continuità di Felice Casorati, Nella Marchesini, Pinot Gallizio (come autrice dei loro cataloghi generali), di Carlo Levi, Carla Lonzi, Eugenio Battisti.
Bernardo Follini è un curatore d’arte contemporanea, vive e lavora a Torino. È curatore alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e tutor di CAMPO – Corso di Studi e Pratiche Curatoriali. Tra i suoi progetti recenti ha curato negli spazi della Fondazione le mostre personali di Diana Anselmo (2024), Peng Zuqiang (2023), Jonas Staal e Daniela Ortiz (2022). Ha co-curato con Irene Calderoni il ciclo di mostre collettive di Verso (2021-22), progetto in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte dedicato alla partecipazione sociale e politica delle nuove generazioni. Nel contesto di Verso, è stato inoltre responsabile dei gruppi di ricerca. Nel corso degli anni si è occupato di una serie di mostre della Fondazione dedicate alla relazione tra il passato, il patrimonio e la cultura materiale e immateriale, quali “Anche le statue muoiono” (2018), “Everything Passes Except the Past” (2020), “Memory Matters” (2021). È tra lǝ fondatorǝ a Milano de Il Colorificio (2016-2022), spazio no-profit e collettivo curatoriale. È tra lǝ ideatorǝ di Aperto.
Vittoria Martini è storica dell’arte indipendente.
Ha conseguito il dottorato di ricerca alla Scuola di Studi Avanzati in Venezia (Università Cà Foscari e Università IUAV di Venezia) con una tesi sulla storia politica e istituzionale della Biennale di Venezia.
Dal 2013 è tutor a CAMPO – Corso di studi e pratiche curatoriali della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo dove insegna Storia delle mostre e delle pratiche curatoriali e dove tiene il seminario Scrivere sull’arte. Del cimento e dell’invenzione (con Giorgina Bertolino).
La sua metodologia storica e di ricerca si è formata in dialogo e condivisione con artiste e artisti con le quali ha collaborato nel tempo come Antoni Muntadas, Thomas Hirschhorn, Maria Eichhorn, Ludovica Carbotta.
Attualmente sta lavorando a un libro che prova a immaginare istituzioni di cultura responsabili, radicate come gli alberi nei luoghi in cui si trovano per diventare agenti di cambiamento sociale.
È autrice di Thomas Hirschhorn: The Bijlmer Spinoza-Festival. The Ambassador’s diary, Hatje Cantz Verlag, 2023.
Chiara Turconi è una curatrice e project manager con base a Milano. Laureata in Arti Visive e Studi Curatoriali presso la NABA – Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, ha collaborato con istituzioni italiane e internazionali in ambito curatoriale e organizzativo. Dal 2019 al 2024 è stata artist liaison presso la galleria MASSIMODECARLO di Milano. Attualmente è project manager freelance per la Kulturstiftung Basel H. Geiger | KBH.G. e si occupa del coordinamento di progetti espositivi. Da maggio 2025 collabora con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT come project manager per “Aperto” e assistant curator per il progetto di arte pubblica “Radis”.
Maria Abdulhamid è una ricercatrice, scrittrice ed educatrice di base a Torino. Il suo lavoro e la sua ricerca affrontano temi quali l’immigrazione, la guerra, l’identità e la memoria sulla base delle sue esperienze di vita e di lavoro a Mosca e a Damasco. Ha lavorato come ricercatrice e scrittrice per numerose pubblicazioni, tra cui Archivio magazine. Ha conseguito una laurea triennale in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Roma e un master in World Heritage and Cultural Projects for Development all’Università degli Studi di Torino e al Politecnico di Torino, e attualmente insegna Ethics of Technology and Phenomenology of New Media all’Istituto Europeo di Design.
Lawrence Abu Hamdan è un artista, investigatore sonoro e fondatore di Earshot, la prima organizzazione no-profit al mondo che produce indagini sonore per la difesa dei diritti umani e dell’ambiente. Il lavoro di Abu Hamdan è stato presentato sotto forma di rapporti forensi, conferenze e performance dal vivo, film, pubblicazioni e mostre in tutto il mondo. Ha conseguito il dottorato di ricerca nel 2017 e ha ricoperto borse di studio e cattedre presso l’Università di Chicago, la New School di New York e, più recentemente, presso l’Università Johannes Gutenberg di Magonza, dove ha sviluppato la sua ricerca AirPressure.info. Le indagini audio di Abu Hamdan sono state utilizzate come prove presso il Tribunale per l’asilo e l’immigrazione del Regno Unito (UK Asylum and Immigration Tribunal) e sono state parte integrante di campagne di sensibilizzazione per organizzazioni come Amnesty International, Defence for Children International e Forensic Architecture. I suoi progetti che riflettono sul contesto politico e culturale del suono e dell’ascolto sono stati presentati presso 22a Biennale di Sydney, 58a Biennale di Venezia, 11a Biennale di Gwangju, 13a e 14a Biennale di Sharjah, Witte De With di Rotterdam, Tate Modern Tanks, Chisenhale Gallery, Hammer Museum di Los Angeles e Portikus di Francoforte.
Cristina Baldacci è professoressa associata di Storia dell’arte contemporanea all’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nello stesso Ateneo, è affiliata al THE NEW INSTITUTE Centre for Environmental Humanities (NICHE), dove coordina il gruppo di ricerca “Ecological Art Practices” e la serie di incontri “Art Ecologies”. I suoi interessi di ricerca riguardano, in particolare, l’archiviare e il collezionare come pratiche artistiche, la relazione tra arte ed ecologia, l’appropriazione, il montaggio e il reenactment delle immagini nell’arte contemporanea: tutti argomenti su cui ha ampiamente pubblicato. Si vedano, tra gli altri, la monografia Archivi impossibili: un’ossessione dell’arte contemporanea (Johan & Levi, 2016) e i volumi Over and Over and Over Again: Reenactment Strategies in Contemporary Arts and Theory (ICI Berlin Press, 2022), Venezia e l’Antropocene: una guida ecocritica (Wetlands, 2022), Venice, an Archipelago of Art and Ecologies (Transcript, 2025).
Marco Baravalle è un ricercatore, curatore e attivista. È professore a contratto presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia, dove insegna “Curatorship” e presso la NABA di Milano, dove insegna “Phenomenology of Contemporary Art”. È membro di Sale Docks, spazio attivista per le arti, a Venezia. È tra i co-fondatori dell’IRI (Institute of Radical Imagination), un collettivo di attivisti, artisti, curatori e ricercatori attivi all’intersezione di arte e commons. Baravalle ha pubblicato articoli e saggi sul rapporto tra arte, attivismo ed ecologie, con un focus sulla curatela. Ha co-curato due volumi: “Art For UBI Manifesto” (Bruno, 2022) e “Art For Radical Ecologies Manifesto” (Bruno, 2024). Ha scritto una monografia intitolata L’autunno Caldo del Curatore. Arte, Neoliberismo, Pandemia (Marsilio, 2021).
Dopo la Laurea in Economia Aziendale e una specializzazione in un’interfacoltà tra arte e gestione dei beni culturali, ho iniziato il mio percorso nel mondo dell’arte nel 2014, lavorando per la galleria d’arte contemporanea olandese CINNNAMON. Ho poi proseguito la mia esperienza professionale a Roma, dove per quattro anni mi sono occupato di artisti storicizzati, e dove ho avuto modo di affrontare sia l’aspetto degli allestimenti, sia la gestione delle relazioni con gli archivi degli artisti. Dal 2018 sono entrato a far parte della Galleria Franco Noero, dove per più di cinque anni ho ricoperto il ruolo di Artist Liaison, e dove ora ricopro il ruolo di Direttore di galleria.
Storica dell’arte, curatrice e autrice, Marcella Beccaria è Vice Direttrice del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Responsabile del CRRI – Centro di Ricerca. Dal 2012 detiene la carica di Capo Curatrice e Curatrice delle Collezioni del Museo. È Vice Presidente di AMACI, Associazione dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani, Professoressa presso NABA, Milano, e presso l’Università degli Studi di Torino.
Laureata in Storia della critica d’arte presso l’Università di Torino, ha conseguito la Specializzazione in Storia dell’arte e Studi museali presso la Graduate School of Arts and Science, Boston University. Ha iniziato il percorso di curatrice negli Stati Uniti, al Museum of Fine Arts e a The Institute of Contemporary Art, Boston. Al Castello di Rivoli ha contribuito a sviluppare la collezione, curato numerose mostre e relativi cataloghi dal 1998 al presente, tra cui le recenti monografiche Gilberto Zorio (2017), Nalini Malani (2018), Yuri Ancarani (2019), Uli Sigg (2020), Giulio Paolini (2020), Olafur Eliasson (2022), Gabriel Orozco (2024). Mostre co-curate includono Colori (2017), ESPRESSIONI (2022) e Giovanni Anselmo (2016), Wael Shawky (2016), Anri Sala (2019), Anne Imhof (2021), Otobong Nkanga (2021), Bracha L. Ettinger (2021), Michelangelo Pistoletto (2023), Ouverture 2024 (2024), Rebecca Horn (2025).
Beccaria ha curato mostre presso istituzioni nazionali e internazionali, tra cui The ICA, Londra; Fundació Joan Miró, Barcellona; Museum of Art, Santa Barbara; OGR, Torino; Gallerie d’Italia, Milano; The Centre for the Less Good Idea, Johannesburg. Beccaria ha curato più libri sulle collezioni del Castello incluso Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. La Storia e le Collezioni (Castello di Rivoli, Allemandi, 2023). In qualità di autrice, ha collaborato con riviste e istituzioni museali internazionali ed è autrice della monografia Olafur Eliasson (Tate, 2013). Come Responsabile del CRRI, Beccaria ha contribuito all’ideazione e curatela di progetti espositivi e formativi e alla pubblicazione di libri e cataloghi, tra cui Paolo Pellion di Persano. La semplice storia di un fotografo (Castello di Rivoli, Silvana, 2024).
Laureata in storia dell’arte all’Università di Bologna si è specializzata in critica d’arte contemporanea all’Università di Parma. Ha iniziato la sua attività di ricerca nel 1978, nella Soprintendenza per i Beni storico-artistici del Trentino. Nel 1982 le viene conferito l’incarico di progettare a Trento il primo nucleo del nuovo museo d’arte moderna e contemporanea della Provincia Autonoma di Trento e, nel 1989, ne diventa Direttrice. Dal 1989 al 2011 ha progettato, realizzato e guidato il progetto scientifico del museo, curando e supervisionando numerose mostre e cataloghi, nonché lo sviluppo degli Archivi del museo. Nel dicembre 2002, sotto la sua direzione, si inaugura la nuova sede del Mart a Rovereto, e nel 2009, con un progetto museografico a sua cura, riapre la sede restaurata della Casa d’Arte Futurista Depero.
Dal 2011 al 2022 ha ricoperto la carica di Direttrice della Fondazione Musei Civici di Venezia, costituita da undici musei tra cui Palazzo Ducale, Museo Correr, Ca’ Rezzonico, Palazzo Fortuny, Ca’ Pesaro, Palazzo Mocenigo, Torre dell’Orologio, Museo di Storia Naturale, Museo del Vetro. Nel 2013 firma il nuovo progetto di allestimento della collezione permanente di Ca’ Pesaro. Sotto la sua direzione vengono riaperti al pubblico completamente restaurati Palazzo Mocenigo, il Museo del Vetro a Murano, le Stanze dedicate a Antonio Canova nel Museo Correr, l’Armeria di Palazzo Ducale, il Museo di Palazzo Fortuny, le Sale di Palazzo Reale nel Museo Correr.
Dai primi anni novanta a oggi, ha progettato e curato più di cento mostre d’arte dedicate a temi e protagonisti del XIX e XX secolo. Ha tenuto il corso di Storia dell’arte contemporanea all’Università di Lettere e Filosofia di Trento (2002-2004) e ha insegnato Storia dell’arte del XX secolo all’Accademia di Architettura di Mendrisio (2011-2012). Dal 2002 al 2011 è stata Presidente dell’Associazione Nazionale dei Musei d’Arte Contemporanea Italiani (AMACI). Nel 2011 riceve dal Ministro della Cultura francese l’onorificenza di Cavaliere delle Arti e delle Lettere e le viene assegnato il premio di miglior museografo dell’anno da ICOM-Italia. Ha fatto parte del Comitato Scientifico delle Scuderie del Quirinale (2016-2019) e attualmente è consulente per l’attività culturale di Villa e Collezione Panza, Varese.
Stuart Bertolotti-Bailey è un graphic designer, scrittore, editore e insegnante britannico di base a Torino. Ha studiato Typography and Graphic Communication presso la University of Reading nel Regno Unito ed è stato uno dei primi studenti del Werkplaats Typografie di Arnhem, nei Paesi Bassi. Nel 2000 ha co-fondato la rivista d’arte idiosincratica Dot Dot Dot. Oggi è la metà del duo di designer Dexter Sinister con David Reinfurt e un quarto della piattaforma editoriale The Serving Library con David, Francesco Bertolotti-Bailey e Vincenzo Latronico. Attualmente insegna comunicazione visiva all’ISIA di Urbino, all’HfG di Karlsruhe e allo ZHdK di Zurigo.
Tommaso Bobbio è Professore Associato di Storia dell’Asia meridionale e Heritage Studies presso l’Università di Torino. Dopo essersi laureato in Storia, ha conseguito il dottorato presso la Royal Holloway University of London, sotto la supervisione di Francis Robinson. Prendendo la storia di Ahmedabad nel XX secolo come caso studio, la sua ricerca ha indagato le relazioni e le divergenze tra le autorità urbane e i residenti di vari quartieri, esaminando istanze di antagonismo e negoziazione tra le comunità, le pratiche mutevoli di gestione e uso degli spazi residenziali e pubblici, al fine di esaminare il modo in cui le dinamiche di trasformazione urbana e le politiche di sviluppo si intrecciavano con l’emergere periodico di episodi di mobilitazione collettiva e violenza. Questo progetto ha costituito la base per la sua prima monografia, intitolata “Urbanisation, Citizenship and Conflict in India: Ahmedabad 1900-2000” (Routledge, 2015).
Artigiano, ho una laurea in scienze storiche. Ho dedicato la mia tesi alla vita di due borgate di montagna all’inizio del ‘900, studiate attraverso il confronto tra due censimenti che mi hanno permesso di indagare i flussi dell’emigrazione. La cifra tecnica che caratterizzava quella ricerca ha una sorta di ideale continuità nel mio approccio all’attività artigiana e alla sua stretta relazione con la produzione artistica. La vicinanza agli artisti, l’apertura, lo scambio continuo e la reciprocità sono gli elementi che caratterizzano il mio indirizzo di lavoro e quello dei miei soci della Fonderia Artistica De Carli. Degli studi mi è rimasta la passione per la lettura, il desiderio di narrativa, l’amore per la storia: nella mia vita, le vicende del passato si sono intrecciate ai racconti e agli aneddoti del mondo dell’arte, degli incontri tra la pratica artigianale e altri campi e discipline. Tra tutti, mi piace citare l’esperienza con il professor Ugo Pastorino, specializzato in chirurgia toracica all’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Con lui, collezionista appassionato e curioso delle tecniche, abbiamo realizzato in fusione lo stampo in negativo di una cassa toracica con cui sono stati realizzati più di 60 interventi. Tutti riusciti. Da quel prototipo, attraverso la trasformazione di 3000 TAC in percorsi numerici, abbiamo prodotto un calco a iniezione. Il progetto, che avrebbe reso possibile ricavare da un manufatto artigianale uno stampo con standard di utilizzo internazionali, ha avuto successo ma la sua non-economicità ne ha impedito successivi sviluppi.
Emanuele Braga è un artista, filosofo e attivista il cui lavoro si concentra sulla relazione tra arte, economia e tecnologia. È stato uno dei fondatori di MACAO, un nuovo centro per l’arte e la cultura, e dell’IRI (Institute of Radical Imagination), un centro di ricerca e produzione artistica transnazionale che sfida le alternative post-capitaliste. È un docente presso l’Università degli Studi di Milano Bicocca, ha tenuto conferenze e seminari presso varie università europee ed è autore di Moleculocracy, ecologie, conflitti e turbolenze (edizioni NERO 2023).
Lucrezia Calabrò Visconti è una curatrice e autrice. Il suo rapporto con la scrittura passa attraverso la sua pratica curatoriale, della quale è parte integrante e costitutiva. Nelle diverse forme in cui affianca la curatela (il saggio, gli apparati di mediazione, il testo critico, il racconto), la scrittura non ha per lei una funzione didascalica, bensì strutturale: costruisce forme di pensiero che abitano l’oggetto che accompagnano, lasciandosi a loro volta plasmare da esso, in uno scambio reciproco. Impiega la scrittura come terreno vivo di negoziazione, dove i protocolli dell’istituzione e le abitudini del discorso sono perimetri lungo i quali testare forme di narrazione che spesso li eccedono. Lucrezia Calabrò Visconti si è formata in arti visive, curatela e teoria critica della società. La sua ricerca incrocia frequentemente pratiche femministe e radicali. Dal 2022 è capo curatrice della Pinacoteca Agnelli di Torino, dove ha co-curato mostre monografiche quali Lee Lozano. Strike e Sylvie Fleury. Turn Me On, e curato nuove commissioni ad artiste quali Lucy McKenzie, Dominique Gonzalez-Foerster, Cally Spooner tra le altre. Ha curato mostre e progetti in istituzioni museali internazionali, pubblicato i suoi testi in diversi volumi e tiene lezioni in Italia e all’estero. È co-fondatrice e vice-presidente di AWI – Art Workers Italia.
Silvia Maria Sara Cammarata ha conseguito il Dottorato all’Università Roma Tre e sta svolgendo un Assegno di ricerca presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università di Torino. Ha fatto parte del progetto di ricerca internazionale “Histoire des expositions au XXème siècle” del Centre Pompidou-Bibliothèque Kandinsky e Labex H2H Paris8, ha collaborato con istituzioni come La Bourse de Commerce – Collection Pinault, Parigi; Pinacoteca Agnelli, Torino; Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea. Attualmente collabora con Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella.
Nei suoi studi si occupa del rapporto tra pratiche espositive, dibattiti critici e arte contemporanea nella seconda metà del XX secolo e sta per pubblicare il volume Arte povera e identità italiana. Le mostre di Germano Celant 1981-1994.
Lara Conte insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università Roma Tre. Le sue ricerche sono incentrate sullo studio dell’arte e della critica del secondo Novecento, con particolare attenzione alle pratiche processuali e all’Arte Povera, alla performance Art e ai rapporti tra pratica artistica, critica e femminismo. Tra le sue pubblicazioni: Materia, corpo, azione. Ricerche artistiche processuali tra Europa e Stati Uniti. 1966-1970 (Electa, 2010); Carla Lonzi: la duplice radicalità. Dalla critica militante al femminismo di Rivolta, con V. Fiorino e V. Martini (ETS, P2011); Carla Lonzi. Scritti sull’arte, con L. Iamurri e V. Martini (et. al, 2012); Paolo Icaro. Faredisfarerifarevedere (Mousse Publishing, 2016); Artiste italiane e immagini in movimento. Identità, sguardi, spe- rimentazioni, con F. Gallo (Mimesis, 2021); Sculpture in Action. Eliseo Mattiacci in Rome (Ridinghouse, 2022).
Ha co-curato il progetto espositivo Io dico io – I say I per La Galleria Nazionale di Roma, nell’ambito del programma “Women Up”. Con Francesca Gallo ha curato la mostra Territori della Performance. Percorsi e pratiche in Italia 1967-1982 (MAXXI, Roma, 2022-2023) e il libro Costellazioni della Performance Art in Italia. 1965-1982 (Silvana, 2024).
Ha collaborato al progetto Arte Povera Domani. Archivio di memoria orale per la storia e la conservazione promosso dal Centro Conservazione e Restauro dei Beni Culturali “La Venaria Reale”, Torino, con il CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli. Coordina l’unità di Roma Tre del progetto PRIN 2022 PNRR Art Sound Environment: Towards a New Ecology of Landscape.
Rajan Craveri è specializzato nella creazione di sistemi interattivi per l’arte e nella generazione di immagini in tempo reale. Lavora nel campo dello spettacolo dal vivo e delle installazioni multimediali per musei, gallerie d’arte contemporanea e grandi eventi. Attualmente è uno dei maggiori esperti di Jitter (ambiente di programmazione multimediale anche noto con il nome di Max MSP o MAX 8) sia a livello nazionale che internazionale. Ha conseguito la qualifica professionale presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi di Milano e ha approfondito i suoi studi a New York, a Porto, Bergen e Mendrisio. Ha insegnato in diverse città d’Italia tra cui Milano, Bergamo, Brescia, Aosta e Torino. Nel 2006, insieme alla coreografa Serena Zanconato, ha fondato Micron, progetto artistico che opera tra danza, arti visive e tecnologia. Collabora con continuità con coreografi, curatori, compositori, musicisti, danzatori, registi, poeti, video artisti per la produzione di spettacoli ed installazioni multimediali e interattive. Ama la collaborazione, l’arte performativa e la natura e in particolar modo il mondo delle api.
Giulia Crispiani è artista e scrittrice. Scrive di getto come faceva al liceo, ma con la differenza che oggi rispetta il ritmo della sua voce per facilitare la lettura. Quando condivide un testo, non è più suo. Scrive lettere d’amore e preghiere politiche (collettive e non), è precaria e molto arrabbiata e prova a incanalare movimenti tumultuosi e pensieri rivoluzionari di femminismi, anarchie, magia e teoria nera. Si immagina la caduta degli imperi e la libertà di tutte. L’erotismo per lei significa stare nel mondo con tutti i sensi e quello che prova a fare è fissare le mille sfumature di che cosa può voler dire amare che secondo lei è un po’ come cercare di disegnare le nuvole. Preferisce i formati anti-saggistici anche se considera la bibliografia un oggetto prezioso. Collabora come editor e traduttrice, tra le altre, con la redazione di Nero Editions. Il suo lavoro è stato presentato a Centrale Fies, Dro; Short Theatre, Roma; MACRO, Roma; Quadriennale di Roma 2020; FramerFramed, Amsterdam. È autrice di Incontri in luoghi straordinari / Meeting at remarkable places (Nero Editions 2020), What if Every Farewell Would Be Followed by a Love Letter (Union Editions 2020), What if I can’t say goodbye (Union Editions 2021) e co-autrice di Gham/Tristezza/Sorrow (Oreri 2021). Vive e lavora a Roma.
Laureato in Ingegneria Civile e Architettura, PhD in Architettura, è specializzato nella progettazione e ingegnerizzazione di strutture non convenzionali e involucri architettonici avanzati, con competenze specifiche dalla fattibilità tecnica alla progettazione esecutiva per la produzione, fino alla assistenza in sito per la posa in opera. Svolge attività professionale dal 2002. Dal 2011 è ingegnere associato e direttore tecnico presso la Società di Ingegneria IngeMBP, che opera nel campo della progettazione strutturale e civile ed è specializzata nella progettazione integrata e multidisciplinare di strutture non convenzionali, involucri architettonici avanzati, strutture speciali e prefabbricazione a secco. A caratterizzarne l’attività, aldilà dei progetti di grande dimensione e scala internazionale, è la capacità di sviluppare progetti di piccola scala e grande complessità tecnica come il Bivacco Pasqualetti in Val Pelline (AO), l’opera d’arte Untitled di Ariel Schlesinger per il Museo Ebraico di Francoforte o l’installazione The Circular Garden di CRA presso l’Orto Botanico di Brera, progetti realizzati attraverso una pratica di “ingegneria non convenzionale” aperta alla sperimentazione materiale e costruttiva. Ha svolto attività didattica di livello universitario come professore a contratto nell’ambito disciplinare della Tecnologia dell’Architettura presso il Politecnico di Torino e della Tecnologia dei Materiali presso le scuole IED e IAAD a Torino.
Sara Enrico è un’artista di base a Torino. Le sue opere sono state presentate in Italia e all’estero, tra cui: Fondazione Nicola Trussardi, Milano; OGR – Officine Grandi Riparazioni, Torino; 59a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia; Ausstellungen der Akademie der bildenden Künste a Vienna; American Academy di Roma; Národní galerie Praha, Praga; Mart – Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Trento e Rovereto; Centrale Fies, Dro; OFF Biennale Cairo; Marsèlleria, New York; PAV – Parco Arte Vivente, Torino; Biennale Internazionale Arte in Memoria, Parco Archeologico di Ostia Antica; Les Instants Chavirès, Montreuil; Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Torino. È stata Italian Fellow in Arti Visive presso l’American Academy di Roma; tra i premi vinti, ha ricevuto il Premio New York e l’Italian Council. È docente di Pittura/Arti Visive al Politecnico delle Arti – Accademia di Belle Arti di Bergamo.
Vincenzo Estremo ha conseguito un dottorato di ricerca internazionale in Media, Cinema e Comunicazione presso l’Università di Udine e la Kunstuniversität di Linz. Attualmente è PhD Course Leader presso la NABA (Milano e Roma) per il primo dottorato italiano in Artistic Practice, in collaborazione con l’Università di Göteborg. Estremo insegna cinema esposto, estetica e fenomenologia e collabora a pubblicazioni come Flash Art Italia, International, Che fare? e il Foglio. Tra le pubblicazioni in coedizione si segnalano “Extended Temporalities: Transient Visions in the Museum and in Art” (2016) e Albert Serra: Cinema, Arte e Performance (2018). Inoltre, Estremo è autore di Teoria del lavoro reputazionale (Milieu Edizioni, 2020) e Indistinzione (PS Editore, 2023).
Alessandra Ferrini è un’artista e ricercatrice di base a Londra. Sperimentando con l’ibridazione del film documentario, la sua ricerca si interroga sulle eredità del colonialismo e del fascismo italiano. Il suo lavoro spazia tra le immagini in movimento, l’installazione, la lecture-performance e i formati dialogici, così come tra la scrittura, l’editoria e la formazione. È vincitrice del Premio Maxxi Bvlgari 2022 e del Experimenta Pitch Award 2017 al London Film Festival. Nel 2024 partecipa alla 60ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, a cura di Adriano Pedrosa. Ferrini ha esposto e preso parte a conferenze a livello internazionale. Ha conseguito un dottorato di ricerca presso la University of the Arts di Londra ed è Research Fellow presso la British School at Rome. I suoi scritti sono stati pubblicati a livello internazionale (Journal of Visual Culture e Harun Farocki Institut) e sono presenti in Everything Passes Except the Past – Decolonizing Ethnographic Museums, Film Archives and Public Space a cura di Jana Haeckel per Sternberg Press (2021).
Diplomato perito Meccanico Capotecnico per la Meccanica di Precisione presso Itis Arti e Mestieri nel 1988, è specializzato nella gestione e sviluppo di progetti “chiavi in mano” nel settore automotive biomedicale e artistico. Svolge attività professionale dal 1988. Dal 1998 è direttore tecnico e di produzione presso Ferrotto Design S.r.L. dove, grazie all’esperienza pluriennale acquisita, si occupa di sviluppo progetti in ambito automotive biomedicale ed artistico, seguendo le fasi di progettazione, produzione, collaudo messa in funzione e successiva manutenzione di svariati tipi di attrezzature sia di produzione che prototipazione. Altro settore della Ferrotto Design sono le opere artistiche che si sviluppano a stretto contatto con Fonderia Arttistica De Carli, un connubio che dura oramai da diciotto anni e e ha prodotto opere d’arte di carattere internazionale dislocate in vari siti del mondo, tra le quali le Colonne dell’Aeroporto di Doha in Qatar dell’artista Dia Azzawi, il Monumento dei caduti sul lavoro installato presso la sede dell’Inail di Roma, l’imponente fusione dell’artista Sacha Sosno, installata nel centro commerciale Polygone Riviera (Cagne Sur Mer, Francia), considerata la più grande fusione di alluminio al mondo. Passione, dedizione, cura e attenzione in ogni singola fase del progetto ci hanno permesso di essere oggi un’azienda con un know-how di altissimo livello con tecnologie al passo di un mondo in continua evoluzione.
Bernardo Follini è un curatore d’arte contemporanea, vive e lavora a Torino. È senior curator della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino e tutor di CAMPO – Corso di Studi e Pratiche Curatoriali. Tra i suoi progetti recenti ha curato negli spazi della Fondazione le mostre personali di Alessandra Ferrini (2025), Marwa Arsanios (2025), Mark Manders (2024-2025), Diana Anselmo (2024), Peng Zuqiang (2023), Jonas Staal e Daniela Ortiz (2022). Ha co-curato con Irene Calderoni il ciclo di mostre collettive di Verso (2021-22), progetto in collaborazione con l’Assessorato alle Politiche Giovanili della Regione Piemonte dedicato alla partecipazione sociale e politica delle nuove generazioni. Nel contesto di Verso, è stato inoltre responsabile dei gruppi di ricerca. Nel corso degli anni si è occupato di una serie di mostre della Fondazione dedicate alla relazione tra il passato, il patrimonio e la cultura materiale e immateriale, quali “Anche le statue muoiono” (2018), “Everything Passes Except the Past” (2020), “Memory Matters” (2021). È tra lǝ fondatorǝ a Milano de Il Colorificio (2016-2022), spazio no-profit e collettivo curatoriale. È tra lǝ ideatorǝ di Aperto.
Attitudine Forma è una società cooperativa costituita il 5 agosto 1996 a Torino. È nata per volontà di cinque operatori e amici provenienti dall’iter formativo delle Accademie di Belle Arti e dall’esperienza di collaborazione presso studi di artisti italiani e stranieri di fama internazionale. I futuri soci fondatori – Roberto Dipasquale, Filippo Digiovanni, Roberto Fioccardi, Antonio Zaccone e Saverio Todaro – hanno cominciato a operare nel sistema dell’arte contemporanea come assistenti e responsabili tecnici del lavoro espositivo, collaborando, in particolare, con il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, il luogo più rappresentativo in cui le loro esperienze professionali si sono incontrate e hanno cooperato dal 1993 al 1996, anno della fondazione della società cooperativa. Il campo di lavoro di Attitudine Forma comprende allestimenti e manutenzione mostre, realizzazione e produzione di opere d’arte, restauro, produzioni e installazioni scenografiche. Attualmente la Società è costituita da Roberto Dipasquale, Filippo Digiovanni e Leo Quartucci. Attitudine Forma si avvale della professionalità di numerose altre maestranze e di personale qualificato scelto e formato direttamente dalla Società stessa.
Simon Fujiwara è un artista che indaga i processi di costruzione dell’identità e l’“industria dell’individuo” nella società contemporanea. La sua pratica multidisciplinare combina strumenti provenienti dall’arte, dalla comunicazione, dalla museografia e dal design esperienziale, mettendo in discussione le dinamiche di autenticità, spettacolarizzazione e consumo culturale. Nei suoi lavori affronta tematiche complesse legate alla memoria, alla rappresentazione e alla performatività sociale attraverso approcci formali eterogenei e narrazioni non didascaliche. Ha ricevuto il Baloise Prize e il Frieze Cartier Award nel 2010 ed è stato finalista del Preis der Nationalgalerie nel 2019. Tra le mostre personali recenti: It’s a Small World, Museum of Contemporary Art Kiasma, Helsinki, Finlandia (2024); World of Who?, LagoAlgo, Città del Messico (2023–24); Whoseum of Who?, Gallery Hyundai, Seul, Corea del Sud (2023).
Stefano Galeotti vive e lavora a Milano. Negli ultimi sei anni ha collaborato strettamente con l’artista Paola Pivi, di cui è attualmente collaboratore principale, supportando nella realizzazione e nella produzione delle sue opere e delle sue mostre a livello internazionale. Inoltre, è Co-fondatore di MASSIMO, spazio indipendente a Milano dedicato alla promozione di artisti emergenti e alla sperimentazione di nuove pratiche espositive.
Mackda Ghebremariam Tesfau’ è assegnista presso l’Università di Parma e docente a contratto presso Università di Padova, Iuav Venezia, Stanford Florence e NYU Florence. Nei suoi studi si occupa di razzializzazione e colonialità in ottica antirazzista. Ha co-tradotto “Memorie della Piantagione” di Grada Kilomba e “Undrowned” di Alexis Pauline Gumbs. Mackda Ghebremariam Tesfau’ è inoltre tra le ideatrici della borsa di residenza e ricerca artistica dedicata ad Agitu Ideo Gudeta e promossa da Centrale Fies, Razzismo Brutta Storia e Black History Month Florence.
Cora Gianolla è una Live Art Producer ed è Fondatrice dell’Associazione per la conservazione delle opere di Tino Sehgal. Prima d’ora a Cora non era mai stato chiesto di scrivere una biografia, e la cosa non la disturbava affatto. Nata e cresciuta a Venezia, è giurista e psicologa di formazione, ed è riuscita quasi per caso a rendersi utile nell’ambito dell’arte vivente anche grazie alle sue esperienze nella produzione cinematografica e di eventi. Da oltre vent’anni si occupa della produzione delle opere di Tino Sehgal in tutto il mondo, accompagnando i musei nelle sfide organizzative, giuridiche, umane e creative che la realizzazione dei suoi lavori comporta. Nel 2019 promuove la creazione di un’associazione dedicata alla conservazione delle opere di Sehgal, fondata esclusivamente sulla trasmissione orale e sulla coltivazione di un network di persone che incorporano e tramandano il sapere delle opere dell’artista. Vive a Zurigo e adora il suo lavoro – quasi ogni giorno.
Allison Grimaldi Donahue è poeta e artista. È autrice di Body to Mineral (Publication Studio Vancouver, 2016) e On Endings (Delere Press, 2019) e traduttrice di Blown Away di Vito M. Bonito (Fomite, 2021) e Self-portrait di Carla Lonzi (Divided, 2021). Recentemente ha presentato delle performance poetiche e installazioni presso Guggenheim Foundation Venice, Luci d’Artista Torino, Kunsthalle Bern, Cabaret Voltaire, Sonnenstube Lugano, Short Theatre, MACRO e MAMbo. È segnalata per il 64* Premio Termoli al Museo MACTE. Insegna scrittura creativa in numerose università americane. Vive a Bologna.
Francesco Guzzetti insegna Storia dell’arte contemporanea all’Università di Firenze. Ha studiato alla Scuola Normale Superiore di Pisa, dove ha conseguito il titolo di Dottorato, ed è stato borsista di ricerca in varie istituzioni internazionali quali CUNY Graduate Center, New York; Center for Italian Modern Art, New York; Bibliothèque Kandinsky, Centre Georges Pompidou, Parigi; Harvard University; The Magazzino Italian Art Foundation, Cold Spring, New York; The Morgan Library & Museum, New York. È membro dei comitati scientifici dell’Archivio Opere Ennio Morlotti e del Museo Medardo Rosso. Ha curato mostre e pubblicato contributi in Italia e all’estero su vari temi dell’arte tra XIX e XX secolo, tra cui si segnalano le monografie Ennio Morlotti e l’arte a Milano 1937- 1953 (Scalpendi, 2020) e Emilio Tadini. La realtà dell’immagine 1967-1972 (Mousse Publishing, Fondazione Marconi, 2021). Sta attualmente ultimando un volume sui rapporti tra Arte Povera e Arte Concettuale nei primi anni Settanta. Tra i progetti espositivi, ha curato la mostra Facing America: Mario Schifano 1960-1965, Center for Italian Modern Art, New York, 2021 ed è stato coordinatore scientifico della mostra Giuseppe Penone. Impronte di luce (Fondazione Ferrero, Alba, 2024-2025).
Caspar Heinemann è un artista e scrittore che vive a Glasgow. Ha esposto presso Édouard Montassut, Parigi (2023); Cabinet, Londra (2022); Cell Project Space, Londra (2019); Outpost Gallery, Norwich (2017); Almanac, Londra (2017); e Kevin Space, Vienna (2016). Il suo lavoro è stato presentato in mostre collettive presso Casa di Goethe, Roma (2024); EACC, Castellón (2023); ICA, Los Angeles (2022); ICA, Londra (2019); e Cabinet, Londra (2019). La sua prima raccolta di poesie, “Novelty Theory”, è stata pubblicata nel 2019 da The 87 Press. È un ricercatore post-laurea in Teologia e Letteratura presso l’Università di Glasgow.
Aline Hernández è una storica dell’arte e curatrice messicana. Di recente, è stata nominata direttrice artistica del Casco Art Institute: Working for the Commons, a Utrecht. La nuova direzione artistica, sviluppata insieme alla direttrice esecutiva Marianna Takou, è impegnata a prefigurare modalità di convivenza post-capitalistiche attraverso la produzione, l’esibizione e l’organizzazione artistica, portando avanti al contempo una pratica curatoriale collettiva basata su prospettive anti/de-coloniali e approcci femministi al concetto di commoning. Hernández è membro della cooperativa messicana Cráter Invertido e degli ecosistemi trans-locali di Arts Collaboratory e lumbung.
Belinda Kazeem-Kamiński è una scrittrice, artista e ricercatrice artistica poliedrica le cui creazioni spaziano tra diversi media, tra cui il testo, la video installazione, la fotografia e la performance. Radicato nella teoria e nella pratica femminista nera, il suo lavoro è caratterizzato da un approccio di ricerca intensiva e orientato al processo che esplora le complessità della vita all’interno della diaspora africana (“Black life”), con particolare attenzione al contesto di lingua tedesca. La pratica di Kazeem-Kamiński trascende i confini intrecciando vari spazi e temporalità, sfidando la dicotomia tra documentario e speculazione. Sternberg Press ha pubblicato la sua prima monografia, “H(a)untings / Heim-Suchungen” nel 2023. Le opere di Kazeem-Kamiński sono state esposte in numerose mostre internazionali, tra cui importanti sedi come Phileas – The Austrian Office for Contemporary Art nel 2024, Art X Lagos nel 2023, Liverpool Biennial nel 2023, Les Rencontres d’Arles nel 2022, Camera Austria Graz nel 2022 e Kunsthalle Wien nel 2021. I suoi film e video sono stati proiettati in festival come l’International Film Festival Rotterdam, Diagonale e il Vancouver International Film Festival.
Sound engineer ed esperto in tecnologie multimediali. Da oltre vent’anni lavoro come consulente e tecnico nel settore, occupandomi di progettazione, installazione e gestione di sistemi audio-video per studi di registrazione, post-produzione, cinema, teatri, auditorium, musei in Italia e all’estero. Alcuni dei progetti più significativi includono collaborazioni con diversi professionisti, tra cui Sounzone, Golfo Mistico, Andromeda Studio, Cinema Massimo, Cinema Centrale, Museo Nazionale del Cinema, Teatro Regio Torino. Oltre alle produzioni discografiche e ai tour con artisti nazionali e internazionali, ho svolto attività di docenza e formazione per tecnici del suono e operatori cinematografici.
Khadim Loum è nato a Dakar nel settembre 1992, dove ha trascorso la sua infanzia e adolescenza fino al 2009, anno in cui si è trasferito in Italia per riunirsi con suo padre e suo fratello. Attualmente vive a Milano. Nel 2018, Khadim ha co-fondato Pleazer Mob, un marchio di streetwear che si distingue per la sua capacità di unire moda e valori sociali, mirando a coinvolgere una comunità crescente di giovani con interessi e passioni diverse. Nel 2022, ha co-fondato NettaliHshouma, una serie di incontri settimanali dedicati a temi socialmente rilevanti come ambiente, razzismo, classismo, sessismo, omotransfobia e attivismo radicale. Questi incontri offrono una piattaforma per dialoghi partecipativi, stimolando la crescita di nuove relazioni e facilitando il networking tra individui e collettivi. Ogni martedì, esperti guidano i partecipanti attraverso le sfide e le opportunità legate a ciascun tema, promuovendo la comprensione delle complessità e l’emergere di storie e metodi per formulare domande e cercare risposte. Nel 2023, insieme a Noura Tafeche, co-cura NUOVA BOZZA, un laboratorio di onomaturgia che mira a stimolare riflessioni condivise e adottare metodi partecipativi per la coniazione di nuovi termini. Il laboratorio e la pubblicazione cartacea prodotta come restituzione del percorso, ha affrontato i temi dell’uso critico di anglicismi nel lessico italofono, analizzando il loro impatto sul discorso politico e identitario nelle lotte sociali contemporanee in Italia.
Dopo la laurea in architettura al Politecnico di Milano, ha iniziato a collaborare con la Fondazione Prada nel 2000, dove attualmente ricopre il ruolo di Responsabile del Public program e delle pubblicazioni. Nei primi anni della Fondazione ha contribuito a realizzare numerose pubblicazioni e mostre, tra cui Laurie Anderson, Mariko Mori, Sam Taylor-Wood, Marc Quinn, Enrico Castellani, Tom Friedman, Barry McGee, Giulio Paolini, Tom Sachs, Tobias Rehberger e John Baldessari a Milano, e Francesco Vezzoli, Thomas Demand e John Wesley a Venezia. Dal 2011 ha collaborato con Germano Celant come curatore associato alle mostre The Small Utopia: Ars Multiplicata, When Attitudes Become Form: Bern 1969/Venezia 2013, Art or Sound, Post Zang Tumb Tuuum. Arte Vita Politica: Italia 1918-1943, Domenico Gnoli.
Dal 2015 ha sviluppato come curatore associato o ha co-curato per le sedi di Fondazione Prada a Milano i progetti To the Son of Man Who Hate the Scroll, L’image volée, TV 70, Sanguine, The Black Image Corporation, Spitzmaus Mummy in a Coffin and Other Threasures, Who the Bær, Useless Bodies?, Cere Anatomiche, Calculating Empires e For My Best Family, ideati rispettivamente dagli artisti Goshka Macuga, Thomas Demand, Francesco Vezzoli, Theaster Gates, Luc Tuymans, Wes Anderson e Juman Malouf, Simon Fujiwara, Elmgreen&Dragset, David Cronenberg, Kate Crawford con Vladan Joler, e Meriem Bennani. Nel 2019 ha curato la mostra Whether Line degli artisti Lizzie Fitch e Ryan Trecartin. Nel 2023 ha co-curato con Nicholas Cullinan e Niccolò Gravina la mostra Paraventi e nel 2024 Pino Pascali con Marc Godfrey. A Venezia è stato curatore associato delle mostre The Boat is Leaking. The Captain Lied, di Udo Kittelmann, Machines à penser, di Dieter Roelstraete, Stop Painting, di Peter Fischli, Human Brains. It Begins with an Idea, di Udo Kittelmann in colla- borazione con Taryn Simon, e Everybody Talks About the Weather. Nel 2024 è stato co-curatore della mostra Monte di pietà dell’artista Christoph Büchel. A Prada Rong Zhai ha co- curato le mostre Rubber Pencil Devil di Alex Da Corte nel 2020, China Cabinet di Theaster Gates e A Moon Wrapped in Brown Paper di Nathalie Djurberg e Hans Berg nel 2021, Lake Tai di Michael Wang nel 2022, Paraventi nel 2023, e The Promise di Michaël Borremans nel 2024. A Prada Aoyama Tokyo ha co- curato le mostre Who the Bær di Simon Fujiwara e Paraventi di Keiichi Tanaami.
Francesco Manacorda è Direttore del Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea e Direttore Artistico della Fondazione Francesco Federico Cerruti. È stato Direttore artistico della V-A-C Foundation, Mosca e Venezia (2017-2022); Direttore artistico della Tate Liverpool (2012-2017); direttore di Artissima, Torino (2010-2012) e curatore presso la Barbican Art Gallery, Londra (2007-2009). Dal 2006 al 2011 è stato docente presso il dipartimento di Curating Contemporary Art del Royal College of Art, Londra. Ha co-curato nel 2016 la Biennale di Liverpool e nel 2018 l’undicesima edizione della Biennale di Taipei.
Laureata presso l’Università degli Studi di Torino, è stata continuativamente nell’amministrazione dei Beni culturali dal 1984 al 2022. È stata responsabile del settore contemporaneo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna dal 1995 fino al 2003, quando ha assunto la direzione della DARC (Direzione generale architettura e arte contemporanee). Dal 2005 al 2015 è stata direttrice del MAXXI arte. Dal 1998, nel corso dei vari incarichi, ha seguito tutte le fasi di sviluppo del museo, dando avvio alla costituzione delle collezioni, della biblioteca, del Centro di documentazione e delle edizioni del Premio della giovane arte italiana e di quello per la Storia e la critica d’arte italiana contemporanea. È stata Commissario aggiunto del Padiglione italiano alla 529 Biennale di Venezia (2007). Dal 2016 al 2023 ha avuto la delega presso le Scuderie del Quirinale di Roma per i progetti culturali speciali, di ricerca e di educazione. Ancora per il Ministero della Cultura dal 2009 ha fatto parte, tra le altre, della Commissione giudicatrice per l’utilizzo di risorse afferenti a progetti e attività di promozione, valorizzazione e ricerca in materia di arte contemporanea e oggi è membro della Commissione di valutazione dei progetti Italian Council 2025-2027 e del progetto “Bel Paese” in partnership con il Comitato delle Fondazioni di arte contemporanea. Ha curato oltre quaranta mostre, saggi e interventi a carattere storico artistico e istituzionale. Tra le mostre curate e co-curate si ricordano: Alighiero e Boetti. L’opera ultima (Galleria Nazio- nale d’Arte Moderna, Roma, 1997); Picasso. Gli anni dell’apogeo in Italia 1937/1953 (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 1998-99); Paesaggi. Nuova arte in Gran Bretagna (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2000); Jannis Kounellis. Atto unico (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2002); Anish Kapoor. La montagna incantata (Galleria Nazionale d’Arte Moderna, Roma, 2003); Stefano Arienti (MAXXI, Roma, 2004), Lo sguardo italiano. Fotografie italiane di moda dal 1951 ad oggi (Fondazione Pitti Immagine, Milano, 2005); Ugo Mulas: la scena dell’arte (MAXXI, Roma, PAC, Milano, GAM, Torino, 2007- 2008); Galleria Vezzoli (MAXXI, Roma, 2013); Ettore Spalletti. Un giorno così bianco così bianco (MAXXI, Roma, 2014).
Giorgia Ohanesian Nardin è artista italiana di discendenza armena che pratica nei contesti della danza e della performance dal vivo. Formatasi nella danza, il suo lavoro si manifesta in movimento video testo coreografia suono raduni e tratta della relazione tra danza, divinazione e scrittura; della geografia e dell’opposto di appartenere; del fetish per il linguaggio, le sue politiche e i suoi numerosi attriti. Avvia la propria pratica artistica nel 2010 in collaborazione con Marco D’Agostin e Francesca Foscarini, con cui fonda l’Associazione Culturale VAN (2014). Dal 2018 tiene regolarmente Pleasure Body, spazio di facilitazione a pratiche e conversazioni legate al piacere e al riposo, mettendo in discussione il linguaggio attorno al lavoro di cura e ponendosi come spazio di messa in discussione di parole come benessere, salute, guarigione. Il lavoro di scrittura di Giorgia è stato pubblicato in L’Ano Solare – a year long programme of sex and self display (Edizioni axis axis), curato da Il Colorificio. Da anni mantiene una pratica di pensiero e scrittura con l’artista con base londinese Jamila Johnson-Small, con cui ha curato una serie di eventi di riflessione e critica sulla relazione tra soggettività subalterne e istituzioni culturali. Il lavoro di Giorgia è prodotto e sostenuto da, tra gli altri: Associazione Culturale VAN, VIERNULVIER, Centrale Fies Art Work Space, AtelierSi, BASE Milano, Lavanderia a Vapore, Milano Mediterranea ميلانو المتوسّطيةّ.
Simon O’Sullivan è professore di Teoria e Pratica dell’Arte presso il Goldsmiths College, University of London. Ha scritto numerosi libri e articoli, tra cui, più recentemente, From Magic and Myth-Work to Care and Repair (Goldsmiths Press, 2024); The Ancient Device (Triarchy Press, 2024); On Theory-Fiction and Other Genres (Palgrave, 2024); e, in collaborazione con David Burrows, Fictioning: The Myth-Functions of Contemporary Art and Philosophy (Edinburgh University Press, 2019). Fa inoltre parte del collettivo/collaborazione performativa Plastique Fantastique.
Marta Papini (Reggio Emilia, 1985) è una curatrice indipendente. È la curatrice di Radis, progetto quadriennale di arte pubblica promosso dalla Fondazione Arte CRT. È la curatrice della mostra Fata Morgana: memorie dall’invisibile con Massimiliano Gioni e Daniel Birnbaum, organizzata dalla Fondazione Nicola Trussardi a Palazzo Morando, Milano. È curatrice associata di Dimanche Sans Fin. Maurizio Cattelan & La Collection Du Centre Pompidou, presso il Centre Pompidou-Metz (2025). Nel 2024 è stata curatrice associata de Il parlamento delle marmotte, 9° edizione della Biennale Gherdëina (2024), e di Pensare come una montagna (2024-2026), con Lorenzo Giusti. Nel 2023 ha fatto parte del comitato selezionatore del Future Generation Art Prize. È stata l’organizzatrice artistica de Il latte dei sogni, 59esima edizione della Biennale di Venezia, a cura di Cecilia Alemani (2022). Ha curato e organizzato diverse mostre, tra cui Lonely Are All Bridges. Birgit Jürgenssen and Cinzia Ruggeri, Fondazione ICA, Milano (2025) and Galerie Hubert Winter, Vienna (2021); Il mondo magico, Padiglione Italia, 57esima della Biennale di Venezia (2017, curata da Cecilia Alemani); The Artist is Present, Yuz Museum, Shanghai (2018, con Maurizio Cattelan).
Leonardo Pietropaolo (L’Aquila, 1993) è un curatore che vive e lavora a Torino. È laureato in Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, con specializzazione in estetica, e nell’estate del 2021 ha svolto un periodo di ricerca presso la Freie Universität di Berlino grazie a una borsa di studio della Fondazione Cecilia Gilardi, vinta nel 2020. Nel 2022 ha frequentato CAMPO, il Corso di studi e pratiche curatoriali promosso dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e nel 2023 ha lavorato nell’assistenza curatoriale presso OGR Torino, prima, e successivamente presso Artissima, dove si è occupato dei progetti speciali della fiera. Ha collaborato con la Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT da gennaio 2024 a maggio 2025, in qualità di assistant curator per il progetto Radis e di project manager per il progetto di formazione Aperto. Attualmente è assistente curatore della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo.
Ambra Pittoni è un’artista e coreografa di base a Torino. Nel 2017 ha co-fondato The School of the End of Time, un’istituzione nomade che nel 2018 ha curato l’Educational Program della 6th Moscow Biennale for Young Art. Dal 2018 fa parte del team curatoriale del Workspace Ricerca X – Research and Dramaturgy. Tra le altre cose ha svolto attività performative ed espositive presso Crédac (Ivry sur Seine), De Appel (Amsterdam), OGR (Torino), CCA Zamek Ujazdowski (Varsavia), CLOG (Torino), Fondazione Baruchello (Roma), Lavanderia a Vapore Torino, PAV (Torino), Ashkal Alwan (Beyrut), Roberta (Francoforte). È dottoranda presso la University of Arts di Linz con il progetto di ricerca practice-based The promise of the abyss, Body practices and new spaces of knowledge.
Sono una conservatrice e restauratrice di opere d’arte moderna e contemporanea freelance, di base a Torino. Da molti anni mi confronto con opere provenienti da collezioni pubbliche e private, realizzate sia su supporti classici, sia con materiali più atipici e inusuali, affrontando una sfida quotidiana sempre viva, stimolante e in continua evoluzione. Grazie alla professionalità sviluppata in questo campo sono consulente per lə artistə nella fase di progettazione e realizzazione delle loro opere, aiutandolə a scegliere i materiali più idonei sia dal punto di vista conservativo che da quello prestazionale. Come conservatrice collaboro con diverse realtà, come OGR e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, nelle fasi di allestimento e disallestimento delle mostre. Mi occupo inoltre della manutenzione delle opere durante il periodo di esposizione. Insegno allə giovani che partecipano a CAMPO, corso di studi e pratiche curatoriali, i principi della conservazione e del restauro dei materiali dell’arte contemporanea.
Mi chiamo Rosetti Roberto e sono nato a Torino nel 1968. Provengo da una famiglia di modellatori nel settore auto e sin da adolescente ho trascorso molto tempo nelle modellerie sviluppando così un forte interesse soprattutto per il disegno tecnico. Per questo motivo ho deciso di proseguire gli studi superiori nel settore meccanico, diplomandomi con ottimi risultati come “Tecnico delle industrie meccaniche” presso l’Istituto Plana di Torino. Appena terminati gli studi ho iniziato a lavorare alla Stea, uno di studio di Torino che si occupava di progettazione meccanica per l’automotive. Grazie all’ottima conoscenza del disegno di carrozzeria e alle mie capacità sono stato mandato come progettista esterno all’Italdesign di Giugiaro. Nel 1990, al fine di ampliare la mia esperienza nel settore, sono andato a lavorare alla MP di Venaria, che si occupava della progettazione e costruzione degli stampi per elementi in lamiera nel settore auto e aeronautico. Dal 1994 ho aperto un mio ufficio tecnico e per un periodo sono stato socio di una modelleria, lavorando sempre nell’ambito dell’automotive. Ho iniziato a progettare con il tecnigrafo e in seguito, stando al passo con i tempi, sono passato al 2d di AutoCAD e successivamente al 3D con CATIA 5. A partire dal 2008 mi occupo di scansioni, fotogrammetria e stampa 3D e dal 2010 ho trasferito la mia esperienza nel settore della meccanica al mondo dell’arte, collaborando con artisti e fonderie artistiche.
Alessandra Saviotti è una curatrice e ricercatrice che vive ad Amsterdam e Brisighella (RA). Ha conseguito un dottorato presso la Liverpool John Moores University (UK) ed è parte del consiglio direttivo di Art Workers Italia. Dal 2014 collabora con l’Asociación de Arte Útil fondata da Tania Bruguera. È stata borsista presso la Jan van Eyck Academie di Maastricht e visiting research fellow al Zuid Boijmans Van Beuiningen di Rotterdam. Ha curato programmi, tenuto conferenze e workshop tra cui: Harvard University; Sountern Centre for Digital Transformation, Napoli; documenta15 come parte dell’Instituto de Artivismo Hannah Arendt; Yerba Buena Center for the Arts, San Francisco; Van Abbemuseum, Eindhoven, tra gli altri. È stata assistente curatrice per Visible. Office and Project Space, Bruxelles; tutor per l’Accademia Unidee, per il Master Internazionale Artist Educator presso ArtEZ, Arnhem (NL) e presso DAS Theatre, Amsterdam (NL). È curatorial advisor per UNIDEE presso Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella (IT).
Ha studiato presso l’Accademia di Belle Arti di Catania. Dopo essersi trasferita a Bologna all’inizio del 2000, ha maturato le prime esperienze nella progettazione di mostre per diverse gallerie private e fiere d’arte in Italia e all’estero. Nel 2008 ha iniziato a lavorare per la Fondazione Palazzo Strozzi di Firenze, ampliando il suo campo di attività nell’organizzazione di mostre, nel coordinamento e nella logistica di progetti di arte contemporanea. Si considera un mediatore tra lo studio dell’artista e lo spazio espositivo. Per la realizzazione di progetti di arte contemporanea in edifici storici protetti come la Fondazione Palazzo Strozzi è necessario creare una rete stretta e stabile che coinvolga tutte le altre maestranze e che tenga conto delle peculiarità e delle problematiche dell’architettura espositiva specifica. Nel corso degli anni ha collaborato a numerosi progetti espositivi, tra cui Studio Olafur Eliasson, Carsten Höller, Anish Kapoor, Goshka Macuga, Bill Viola Studio, Ai Weiwei. Dal 2019 Rita Scrofani vive in Germania e continua il suo lavoro come coordinatrice di allestimenti freelance.
Grazia Sechi è nata nel 1984 in Sardegna, vive e lavora a Venezia. È consulente e responsabile di produzione indipendente per le produzioni artistiche. Dopo una laurea triennale in Storia del Costume presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Firenze e una specialistica in Arti Visive e Studi Curatoriali presso la NABA, inizia a lavorare allo sviluppo di progetti artistici come assistente di produzione per artisti contemporanei. Dopo la sua prima esperienza a dOCUMENTA (13) con Chiara Fumai, direziona le successive esperienze sullo studio degli aspetti più tecnici di produzione, arrivando alla complessa direzione per la realizzazione dell’opera ambientale di Giorgio Andreotta Calò presentata nel 2017 al Padiglione Italia alla Biennale di Venezia curato da Cecilia Alemani. Prosegue negli anni la sua attività di producer collaborando con diversi Padiglioni nazionali presentati alla Biennale di Venezia e contribuendo a progetti specifici più o meno complessi: The New Circus Event del collettivo Alterazioni Video presentato a Venezia nel 2019, la performance Encyclopedia of Relations, ideata da Alexandra Pirici per il Padiglione centrale durante la Biennale di Venezia 2022. Attualmente contribuisce come responsabile di produzione al progetto Radis promosso dalla Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT.
Dopo la laurea in Italia prosegue nel 1981 il percorso di studi presso C.U.N.Y University a New York. Nel 1988 comincia la sua attività curatoriale lavorando presso il Wexner Center for Visual Arts a Columbus, Ohio. Rientra in Italia nel 1991 dove prima diventa curatrice e poi riveste il ruolo di direttrice reggente presso il Centro di arte contemporanea Luigi Pecci, Prato (1992- 1995). Nel 1997 collabora con Germano Celant in qualità di assistente e addetta ai rapporti con gli artisti alla XLVII Biennale di Venezia. Dal 1998 al 2009 è Curatrice e Editrice associata presso la Fondazione Prada, Milano. Ha curato o co-curato più di cinquanta mostre in Italia e all’estero, tra cui le personali di Pino Pascali (Ivam, Valencia, 1992), Jan Fabre (Centro di arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 1994-1995), Angelo Savelli (Centro di arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 1995), Marco Bagnoli (Centro di arte contemporanea Luigi Pecci, Prato, 1995), Alberto Garutti (Peccioli, 1997), Alighiero Boetti (Whitechapel Gallery, Londra, 1999 e XLIX Biennale di Venezia, Venezia, 2001), Erwin Wurm (Museum of Contemporary Art, Sydney, 2005-2006), Mimmo Rotella (Casa Rusca, Locarno, 2016), David Tremlett (Peccioli, 2018), Alicja Kwade (Peccioli, 2019), Patrick Tuttofuoco (Peccioli, 2020), Daniel Buren (Peccioli, 2021), Tadashi Kawamata (BUILDING, Milano, 2022), Mario Nigro (Palazzo Reale, Milano, 2023), Giulio Paolini (Accademia Nazionale di San Luca, Roma, 2023). Con Germano Celant ha organizzato e in alcuni casi co-curato nel 2011-2012 una serie di mostre dedicate all’Arte Povera che si sono tenute in diverse istituzioni museali italiane. Dal 2012 al 2022 è stata Direttrice del Mimmo Rotella Institute, Milano. Negli anni ha collaborato con diversi archivi per la stesura di cataloghi ragionati di artisti come Fausto Melotti, Mimmo Rotella e Bice Lazzari (in preparazione). È stata editor di monografie e ha scritto saggi per artisti come Rodolfo Aricò, Marco Bagnoli, Alighiero Boetti, Agostino Bonalumi, Alan Charlton, Jan Fabre, Alberto Garutti, Tadashi Kawamata, Pino Pascali, Mimmo Rotella, Remo Salvadori, Marco Tirelli, David Tremlett ed Erwin Wurm. Dal 2020 è Consulente curatoriale e Responsabile della ricerca dello Studio Celant.
Cally Spooner è un’artista, scrittrice e coreografa che espone performance che si sviluppano attraverso i media: su film, per mezzo di testi, come oggetti, attraverso il suono e come illustrazioni in disegni. Le sue recenti mostre personali in istituzioni si sono tenute presso la Graham Foundation di Chicago, la Cukrarna di Lubiana, il Museum Dhondt-Dhaenens di Sint-Martens-Latem, il Parrhesiades di Londra, l’Art Institute di Chicago, lo Swiss Institute di New York, il Castello di Rivoli di Torino, il Centre d’Art Contemporain di Ginevra, il New Museum di New York e lo Stedelijk Museum di Amsterdam. Le sue performance dal vivo sono state messe in scena, tra gli altri, alla Tate Britain e alla Tate Modern di Londra, a Performa 13 di New York, al Centre Pompidou di Parigi, al Museum M di Leuven e all’Institute of Contemporary Arts (ICA) di Londra. Spooner è autrice di monografie recenti e di prossima pubblicazione, pubblicate da Lenz Press e dall’Istituto Svizzero (2023); Hatje Cantz (2020); Mousse (2018); e Slimvolume/Cornerhouse (2016). La sua novella, “Collapsing in Parts”, è stata pubblicata da Mousse nel 2012. Spooner ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, tra cui il Paul Hamlyn Award e la Mads Øvlisen PhD Scholarship per l’arte practice-based della Novo Nordisk Foundation. È nata nel Regno Unito, è italiana britannica, e vive e lavora a Torino.
Kuba Szreder è ricercatore, curatore e docente all’Accademia di Belle Arti di Varsavia. Collabora con sindacati di artistə, collettivi, istituzioni e reti di ricerca in Polonia, nel Regno Unito e in altri paesi europei. È autore e curatore di numerosi cataloghi, libri, saggi e manifesti che analizzano gli aspetti sociali, economici e teorici dell’arte contemporanea. La sua ricerca si concentra sulle condizioni del lavoro e della ricerca artistica, sull’auto-organizzazione e sui modelli istituzionali e teorici delle pratiche post-artistiche. Nel 2021 ha pubblicato The ABC of the Projectariat: Living and Working in a Precarious Art World (Manchester University Press e The Whitworth). Nel 2025, insieme a Kacper Greń e all’Institute of Network Cultures di Amsterdam, ha realizzato il saggio visivo Duckrabbits Unveiled: A Sneak Peek at Postartistic Theory and Practice.
Noura Tafeche è un’artista visiva, ricercatrice indipendente e onomaturga. Si è laureata in Nuove Tecnologie per l’Arte all’Accademia di Brera, con un particolare focus sul campo del net.art e dell’intrattenimento radicale. Il suo percorso artistico si sviluppa attraverso metodi e pratiche laboratoriali, video, installazioni, onomaturgia e disegno in miniatura.Le sue aree di ricerca approfondiscono lo studio dei fenomeni legati alle culture visuali online, all’estetizzazione della violenza sulle piattaforme digitali, alla sperimentazione linguistica e alla rappresentazione visiva dell’immaginario speculativo. È attualmente impegnata a portare avanti “The Kawayoku Inception”, progetto artistico transmediale basato sull’archiviazione, documentazione e pratica laboratoriale legata alle implicazioni politiche ed estetiche della cultura della cuteness in relazione allo sviluppo digitale della propaganda bellica contemporanea. Parallelamente cura il ciclo di laboratori sperimentali di onomaturgia “NUOVA BOZZA” da lei ideato, rivolto alla comunità di persone pluaffinenti, ossia la generazione figlia di migrazioni e diaspore in Italia perché questa si riappropri del linguaggio per inventare nuove parole per meglio esprimere la propria esperienza e il proprio posizionamento politico, relazionale e culturale.
Giuseppe Tassone è il coordinatore tecnico della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, per la quale gestisce tutte le fasi di realizzazione di progetti espositivi e la produzione di opere ex novo in collaborazione con lə artistə. Oltre a ideare e costruire strutture architettoniche temporanee, sincronizzare proiezioni complesse e appendere quadri di 5 metri per oltre un quintale di peso, si dedica alla ricerca dei materiali più insoliti, ma essenziali per ogni progetto. Quando non è impegnato a concretizzare una mostra, gestisce il deposito e la movimentazione delle opere della Collezione Sandretto Re Rebaudengo sia a Torino sia nelle mostre in sedi internazionali. Tra le sue esperienze più significative, ha seguito i prestiti e l’allestimento di opere in occasione della personale di Maurizio Cattelan al Guggenheim di New York (2011) e alla Whitechapel Gallery di Londra (2012), le mostre della Collezione alla me Collectors Room di Berlino (2014), al Centro de Arte Contemporaneo di Quito in Ecuador (2015) e alla Biennale di Shanghai. In qualità di responsabile del dipartimento tecnico, ha avuto l’opportunità di lavorare fianco a fianco con professionistə quali Daniel Birnbaum, Francesco Bonami, Ilaria Bonacossa, Irene Calderoni, Gregor Muir, Hans Ulrich Obrist, Beatrix Ruf e con artistə di fama mondiale, fra cui Carol Rama, Maurizio Cattelan, Glenn Brown, Stefano Arienti, Ragnar Kjartansson, Gerhard Richter, Ian Cheng, Avery Singer, Magali Reus, Adrián Villar Rojas, Ed Atkins, e Josh Kline, per mostre personali e collettive, performance ed eventi. Al di fuori dalla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Giuseppe Tassone è co-fondatore e direttore artistico di Exhibitioff, un collettivo che unisce professionisti attivi nel campo dell’arte pubblica e si dedica alla realizzazione di quelle che possono essere definite Unconventional Experiences.
Franca Varallo insegna Metodologia della storia dell’arte e museologia presso il Dipartimento di Studi Storici dell’Università. Nel 2009 è stata Professeur invité presso l’Université de Paris8, ed è membro dell’Instituto Universitario “La Corte en Europa” (IULCE) dell’Universidad Autonoma de Madrid. Dirige insieme a Blythe Alice Raviola la collana “Studi Sabaudi – Studi Storici Carocci” della casa editrice Carocci, Roma. I suoi ambiti di ricerca sono la metodologia e la storia della critica d’arte nei secoli XIX-XX, con particolare riguardo alla figura di Lionello Venturi, la museologia e la storia dei musei, gli apparati effimeri e le cerimonie di corte tra XVI e XVIII secolo. Tra le pubblicazioni recenti: La Grande Galleria. Spazio del sapere e rappresentazione del mondo nell’età di Carlo Emanuele I, a cura di F. Varallo, M. Vivarelli (Carocci, 2019); MUSEOGRAPHIE. Musei in Europa negli anni tra le due guerre. La conferenza di Madrid del 1934: un dibattito internazionale, a cura di E. Dellapiana, M. B. Failla, F. Varallo (SAGEP, 2020); Nello specchio della scrittura. Autobiografia e storia dell’arte tra Otto e Novecento, a cura di F. Varallo, J. Cooke, L. Roussillon-Constanty (Carocci, 2023); Editoria e storici dell’arte nell’Italia del secondo dopoguerra, a cura di P. Soddu, F. Varallo (Viella, 2023); Esibire la morte. Cerimonie e apparati funebri alla corte dei Savoia (secoli XVI-XVIII) (Carocci, 2024).
Marianna Vecellio è curatrice presso il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli – Torino. Le sue aree d’indagine privilegiano ricerche inerenti la soggettività nella società digitale e le nuove forme di coesistenza e trasformazione del vivente, tra ecologia e postumano. Per il Castello di Rivoli e importanti istituzioni internazionali, tra cui Whitechapel e Tate St. Ives, ha concepito e realizzato mostre, progetti transdisciplinari e pubblicazioni come Vibrant Natures, 2024, Comp(h)ost, 2020 – 19, Michael Rakowitz, 2020, Hito Steyerl, 2019, Anna Boghiguian, 2017 – 18, e Ed Atkins, 2017. Recentemente è stata guest curator per POMPEII COMMITMENTS e Società della Api. Negli anni ha tenuto conferenze e docenze presso università e istituzioni italiane e internazionali.
Insegno storia dell’arte storia contemporanea femminista e queer alla University of Sussex, dove sono anche affiliato al Centre for the Study of Sexual Dissidence. Dopo aver studiato a Roma e a Utrecht, alla School of Women’s Studies, ho conseguito un dottorato di ricerca a Leeds dove mi sono specializzato su questioni di genere e sessualità. Nella mia ricerca mi occupo principalmente del rapporto tra sentimenti, affetti ed emozioni nella storia delle scritture d’arte, dentro e fuori dalla storia dell’arte come disciplina accademica. Ci sono tre concetti su cui ritorno spesso nella mia scrittura: empatia, entusiasmo e risonanza, ma anche il ruolo della voce per scardinare la fissità dello sguardo. Mi interessa molto il modo in cui la scrittura può funzionare come una possibilità di incontro tra corpi e opere, ma anche come mezzo per trasformare le relazioni tra persone, reali ed immaginarie. In questa direzione, ho appena finito un progetto di ricerca sulla storia dell’empatia in rapporto alle pratiche di embodiment tra fine ottocento e primi del novecento, e sto terminando un libro intitolato A Feeling for Form: Art History and the Politics of Affect c.1900. Ho scritto diversi saggi su Carla Lonzi, e sul modo in cui l’utilizzo del registratore trasforma il soggetto parlante nel contesto del femminismo italiano. Ho curato con Giovanna Zapperi il volume Art and Feminism in Postwar Italy. The Legacy of Carla Lonzi (Bloomsbury, 2020), e nel 2012 ho curato un numero speciale della rivista parallax dedicato alle estetiche e politiche dell’entusiasmo.
Lilou Vidal è una curatrice ed editor di base a Torino. Ha curato numerose mostre monografiche e collettive in musei, istituzioni e gallerie, tra cui Museion Bolzano (2024); Grazer Kunstverein (2023); Galerias Municipais, Lisbona (2022); Fondation Pernod Ricard, Parigi (2021); MuZee Ostend (2019); Kunsthalle Wien Vienna (2018). Ha fondato e diretto l’organizzazione no-profit Bureau des Réalités a Bruxelles, il cui programma si è concentrato sul linguaggio, la poesia e le sue manifestazioni incarnate (2014-2019). Ha editato diversi libri e monografie, tra cui l’imminente pubblicazione in co-dizione di Tomaso Binga (Lenz Press), e collabora regolarmente con editori e riviste come Axis Axis; Paraguay Press; Nero; Mousse. Partecipa spesso a numerose lecture e giurie, tra cui il Premio letterario internazionale Bernard Heidsieck-Centre Pompidou (2024). È direttrice artistica e responsabile della ricerca scientifica dell’Archivio Gribaudo di Torino.
Giorgio Verzotti è critico d’arte e curatore indipendente. È stato curatore presso il Castello di Rivoli e il MART di Rovereto e direttore di Artefiera a Bologna. Ha curato o co-curato mostre di artisti come Carla Accardi, Vincenzo Agnetti, Carol Rama, Maurizio Cattelan, Enzo Cucchi, Marlene Dumas, Wim Delvoye, Chiara Dynys, Douglas Gordon, Runa Islam, Mimo Jodice, Bertrand Lavier, Sergio Limonta, Hidetoshi Nagasawa, Shirin Neshat, Giulio Paolini, Giuseppe Penone, Sean Shanahan, Haim Steinbach, Armando Testa, Wolfgang Tillmans, Niele Toroni, Grazia Varisco, Luca Vitone e molte mostre collettive. Ha scritto libri su Umberto Boccioni, Claudio Guarino, Imi Knoebel, Mario Merz, Gabriele Picco, Terry Atkinson e saggi su Alighiero Boetti, Giuseppe Chiari, Philippe Decrauzat, Jan Fabre, Lucio Fontana, Keith Haring, Hans Hartung, Allan Kaprow, Marisa Merz, Pino Pascali, Vettor Pisani, Michelangelo Pistoletto, Thomas Ruff, Salvo, Marco Tirelli, Jean-Luc Vilmouth, Silvio Wolf. Fa parte del comitato scientifico degli Archivi Vincenzo Agnetti, Franco Angeli e Alighiero Boetti. Dal 1990 collabora alla rivista Artforum.